La scuola è intitolata a Domenico Beneventano, medico chirurgo e consigliere comunale. Mimmo Beneventano, di origini lucane nato a Petina (Salerno), un piccolo paese montano arroccato ai piedi dei Monti Alburni, per esigenze di lavoro del padre si trasferisce prima a Teggiano (Salerno ) e poi sempre in provincia di Salerno, a Giffoni Valle Piana, dal 1961 al 1964, paese che nel 1992 gli intitolerà una via cittadina. In seguito, nel 1964, la famiglia Beneventano si trasferisce ad Ottaviano, in provincia di Napoli, dove Mimmo dopo essersi laureato in Medicina e specializzato in Medicina e Chirurgia inizia a svolgere la sua professione di medico nel comune di Ottaviano e la sua attività di chirurgo presso l’ospedale S. Gennaro di Napoli. Parallelamente all’evolversi della sua carriera professionale, Mimmo prosegue la sua attività politica restando sempre critico, coerente ed intransigente nella sua battaglia quotidiana contro le sopraffazioni camorristiche, le connivenze tra la camorra e i locali uomini politici. La sua unica ricchezza era la cultura e l’intelligenza, la sua unica forza era la ragione e la parola, il suo unico fine era battersi per il progresso civile e democratico di Ottaviano. Per tutto questo viene eletto come consigliere comunale nelle liste del locale P.C.I. nel maggio del 1975 e verrà rieletto nelle successive elezioni nel giugno del 1980. E per tutto questo, la sua vita generosa e piena viene stroncata barbaramente in un agguato camorristico il 7 Novembre 1980 ad Ottaviano. Dal sito www.mimmobeneventano.it

Mimmo_Beneventano

Il territorio

Ottaviano era in epoca romana un borgo di case all’interno di un vastissimo possedimento praedium Octaviorum) appartenente alla gens Octavia, la famiglia dell’imperatore Augusto.Il territorio fu  teatro di una battaglia tra Lucio Cornelio Silla e l’italico Lucio Cluenzio, avvenuta nel 90 a.C.,, durante la guerra sociale e durante la prima guerra servile, nel 73 a.C., Spartaco vi sconfisse i due pretori, Gaio Clodio e Publio Vatinio inviatigli contro dal Senato.Il borgo (Octavianum) crebbe di importanza divenendo Municipio. Secondo alcuni storici vi sarebbe morto lo stesso imperatore Augusto, in seguito trasportato a Nola. I resti di epoca romana furono sepolti dalle successive eruzioni del Vesuvio, ma ruderi e tombe sono stati rinvenuti negli scavi in varie parti del paese. Poco prima dell’anno 1000 Octavianum mutò nome e fu chiamato Ottajano (e questo nome durò fino al 1933 quando nel bimillenario di Ottaviano Augusto il governo di allora modificò il nome in Ottaviano). Nel 1085, ospite del barone locale, vi fu in visita papa Gregorio VII, che vi celebrò la messa in una chiesetta (chiesa del Vaglio) situata presso il castello baronale (oggi palazzo Mediceo). Vari Signori e Baroni ebbero in possesso la città. Nel XIII secolo fu in possesso di Tommaso d’Aquino, nonno di san Tommaso d’Aquino, da cui passò, a varie riprese, alle famiglie degli Orsini e dei Cola. Durante il dominio angioino nel 1304 il borgo fu messo a ferro e fuoco da Carlo di Lagonessa per ordine di Carlo II d’Angiò, a causa dell’uccisione di un funzionario regio (“sovrintendente dei boschi”) e della sua scorta da parte dei fratelli Giovanni e Roberto de’ Marrone insieme a un gruppo di ottajanesi.Tra il 1532 e il 1551 fu feudo di Fabrizio Maramaldo, che l’aveva ottenuto per i servigi prestati a Carlo V. Il feudo venne quindi ceduto ai Gonzaga di Molfetta e da questi, nel 1567 a Bernadetto de’ Medici, cugino del granduca Cosimo I e fratello del papa Leone XI. Il feudo, prima signoria e quindi principato, rimase in possesso di questa famiglia fino al 1860 e comprendeva anche gli attuali comuni di Terzigno e di San Giuseppe Vesuviano; tra il 1690 e il 1815 il feudo si allargò fino a comprendere anche gli attuali comuni di Sarno, Striano e Poggiomarino dopo che Giuseppe I de’ Medici acquistò dai Barberino il ducato di Sarno diventando così Principe di Ottajano e Duca di Sarno. Della famiglia dei de’ Medici fece parte Luigi de’ Medici, rappresentante del Regno di Napoli presso il Congresso di Vienna. La città, inoltre, che da sempre ha subito danni dalle eruzioni vesuviane, in modo particolare fu quasi completamente sepolta dalle ceneri delle eruzioni del Vesuvio del 1631, 1779 e 1906. Secondo William Hamilton, durante la prima e la seconda poco ci mancò che Ottaviano “venisse sepolta come Pompei”; e così anche nella terza, come testimoniò Matilde Serao chiamandola la nuova Pompei, la opulenta Ottajano fu quasi completamente distrutta dalla cenere e dal lapillo. Anche il tetto della Chiesa Madre di San Michele Arcangelo crollò per il peso delle ceneri, fortunatamente senza uccidere nessuno.  Attualmente, però, gli ottavianesi, che da millenni sanno lottare con il furioso e sterminatore Vesuvio, hanno combattuto anche questa immeritata fama e hanno ripreso l’antica strada della legalità ridiventando Città di Pace e di Cultura.

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